Gli occhiali di Sara tra Auschwitz, il ghetto di Roma, Praga e una storia che una superstite non vuole dimenticare.

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marzo 31, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

Gli occhiali di Sara tra Auschwitz, il ghetto di Roma, Praga e una storia che una superstite non vuole dimenticare.

Il protagonista, Enrico Fontana, romano e benestante, durante un soggiorno a Praga, incontra Elisheva Kundrova, un’anziana ebrea sopravvissuta ad Auschwitz e all’Olocausto, e da lei apprende una verità sconcertante che lo riguarda. Siamo all’inizio degli anni ‘90, il muro di Berlino è appena crollato; la gente dell’Europa dell’Est vive con grandi aspettative il cambiamento, mentre nel resto d’Europa il benessere degli anni ’80 sembra cominciare a scricchiolare.
Enrico è figlio di un gerarca fascista, ucciso dai partigiani mentre cercava di raggiungere Salò e di una donna illuminata della borghesia romana, morta due anni prima. L’uomo che è alla soglia dei cinquant’anni, vive di rendita e spende la sua esistenza tra casinò, viaggi di piacere e donne come Rebecca, giovani e disponibili, che lui ripaga con prodigalità.
Elisheva e Judita, la pronipote, giovane impiegata dell’albergo dove soggiorna Enrico, riveleranno pian piano la sconcertante verità: la vera madre di Enrico è in realtà una giovane ebrea romana, deportata ad Auschwitz nel 1943, durante la triste vicenda del sacco di Roma.
Nei lunghi monologhi di Elisheva, tradotti da Judita, Enrico ascolterà i racconti aberranti della deportazione e dell’internamento.
Ricacciato prepotentemente alle sue origini, l’uomo comincerà a vivere una crisi profonda che lo aiuterà a riconsiderare tutta la sua filosofia di vita e lo avvicinerà sempre di più alla giovane ceca, Judita.

La storia si dipana con due fili conduttori che catturano l’attenzione del lettore: la vicenda di Sara e tutte le ripercussioni sulla vera identità di Enrico; e la sua più intima aspirazione, che lui chiama ironicamente algida visione.
Il tutto immerso in una Praga davvero ammaliante, che in quegli anni si riaffaccia sul mondo, senza più barriere, ritornando patrimonio dell’Umanità.
La storia vuole rappresentare anche un viaggio intenso ed emozionante all’interno di quei periodi immortali così vicini cronologicamente a noi e, per paradosso, così lontani da sembrare irreali, preistorici, come la seconda guerra mondiale, le deportazioni, la caduta del fascismo, l’olocausto.
La narrazione cerca di offrire un’analisi scevra da mille condizionamenti e pregiudizi, cerca di riappropriarsi delle icone del tempo passato: Fascismo, Patria, Resistenza, Guerra Civile, attraverso la vicenda del padre del protagonista, Annibale, uomo dalla fede incrollabile, votato al sacrificio dei suoi stessi affetti, pur di restare coerente; attraverso la grande umanità di Agnese e le sofferenze di Sara.
Enrico, compiuto tutto il doloroso percorso a ritroso, si ritroverà un uomo nuovo e si riconcilierà con se stesso.
Lo stesso messaggio di riconciliazione che il romanzo vuole offrire rispetto a quelle vicende sofferte del secolo scorso. Un messaggio che mette da parte le ragioni dell’una e dell’altra fazione per coniugare il principio più universale della condanna della guerra e dei fanatismi ideologici.

Il nuovo romanzo di Ciro Pinto (Tra le righe libri)

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2 thoughts on “Gli occhiali di Sara tra Auschwitz, il ghetto di Roma, Praga e una storia che una superstite non vuole dimenticare.

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