Resistere ad Amazon stampando migliaia di libri come carta da macero non serve. Ecco alcune soluzioni al declino dell’editoria

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aprile 1, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

libri-macero

Mentre nel mondo ormai il dominio del modello Amazon ha conquistato considerevoli fette di mercato librario, l’Italia sta resistendo, su barricate da cinque giornate di Milano.
Ovvero intorno ad un modello da piccolo bottegaio che vuole detenere il potere del sistema, controllando contemporaneamente librerie, case editrici, distributori.
Una difesa strenua e destinata a fallire visto che quello stesso modello è già franato altrove (e dunque non vediamo la ragione di un successo in Italia).
Eppure siamo di fronte ad una opportunità; ovvero quella di poter osservare in anticipo quello che accadrà e porre rimedi.
Sì perché allo stato attuale la difesa vede le case editrici chiuse nel proprio fortino, pronte ad acquisizioni strategiche, con scrittori “campioni” che vengono utilizzati come paladini per fare cassetta, catene di librerie rette in piedi con i denti, distributori con i magazzini stracolmi di invenduti pronti al macero.

Le rendite di posizione, i marchi storici che ancora qualcosa vogliono dire, i nomi noti, sono fortilizi armati ma presto destinati a crollare.
In tutto questo si sta perdendo di vista il lettore, sempre più considerato e trattato come un semplice “consumatore”, al quale si cerca di vendere di tutto purché acquisti.
Il suo ruolo non è più quello di leggere ma quello di mettere mano al portafoglio per fare cassa.

E visto che si deve allargare la massa dei consumatori si deve anche abbassare il livello della scrittura (pochi leggono Celine o Magris, tanto per capirci), perché così impone il mercato. Inoltre si devono inondare le librerie di copie perché gli scaffali pieni dello stesso prodotto “tentano” il consumatore. Quindi pile a non finire di libri destinati però a durare poco. Massimo due mesi in libreria poi via al macero. E se dopo due anni cerchi un libro non lo trovi se non su qualche bancarella dell’usato (che ti vendo un libro da 24 euro a 4 o 3 euro).
Gli scrittori diventano lamette usa e getta. Se ne usa uno per qualche anno poi avanti uno nuovo. Senza riciclare.
Tutto questo per evitare il dramma del crollo chiusi nei fortini, arroccati in un assedio con la fame e la sete alla gola.

Eppure come dicevamo si potrebbe fare qualcosa.

Si potrebbe salvare il sistema. Ma come?

Ecco alcuni esempi: sostenere le librerie indipendenti incentivandole ad allargare il proprio magazzino o disponibilità vendite; creare un legame tra scuole e case editrici proponendo l’insegnamento del piacere alla lettura (scoprire nuovi mondi dal divano di casa propria con la televisione spenta); lanciare sulla Rai (su tutti i canali tv e radio. E diciamo “tutti” visto che l’azienda di corso Mazzini è la prima struttura culturale del paese) programmi di ogni genere che parlino di libri (di tutti i libri non solo delle major paganti e dei soliti autori); prevedere sgravi fiscali per le aziende che regalano libri acquistandoli in stock; agire sulle amministrazioni affinché in ogni capoluogo di provincia (visto che queste spariranno e lasceranno spazi liberi) si vadano a creare Case dei lettori e Case degli scrittori, dove fare presentazioni, incontri di lettura, lezioni di scrittura, etc. in forma totalmente gratuita (fare dunque incontrare gli scrittori con i lettori per ore e non solo per 55 minuti di una classica presentazione). E le proposte potrebbero continuare.

In buona sostanza il compito è quello di creare interesse culturale intorno ai libri perché i libri tornino ad essere pietre d’angolo. Non bisogna “resistere” al nuovo che avanza chiudendosi in un fortino, ma uscire allo scoperto e anticipare la crisi.

Andrea Giannasi

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