Tutte le verità mai raccontate sulla Germania: il crollo di un mito

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maggio 13, 2020 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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È un saggio destinato a far discutere visto che un insider che vive a Berlino per la prima volta ha messo a nudo il paese che tutti definiscono la locomotiva d’Europa. “L’inciampo degli Dèi. La crisi della Germania” di Matteo Corallo ((Tralerighe libri editore) spiega al lettore italiano come il mito tedesco nasconda problemi, crisi, insicurezze e gravi ingiustizie e distorsioni.

Non è stato difficile per l’autore districarsi tra i numeri della micro e macro economia, raccontando come spesso dietro ad una statistica si celi un’altra verità.

La Germania, per iniziare a comprendere, è la nazione dei quasi 8 milioni di mini jobs, di persone che lavorano 15 ore alla settimana per portarsi a casa 450 euro netti al mese. E che dire del milione di Aufstocker, lavoratori part-time e dell’1,4 milioni di pensionati over 65 costretti a lavoricchiare per arrotondare la magra pensione. Un pensionato su sette decide o si sente costretto, di continuare a lavorare perché la sua pensione è troppo bassa. Per 18 milioni di pensionati tedeschi l’assegno medio mensile è di 906,00 euro. Le donne pensionate invece, sebbene siano 10 milioni, ricevono in media una pensione molto più bassa rispetto agli uomini: 711 euro Senza dimenticare che in Germania non esiste una pensione minima

E la tredicesima? In Germania si chiama letteralmente “denaro di Natale”. Secondo i dati statistici del portale online Statista.de, l’86% degli impiegati con contratto collettivo (Tarifvertrag) in Germania riceve la tredicesima. Peccato che all’interno della cosiddetta locomotiva d’Europa non tutti i lavoratori siano impiegati con regolare contratto. Secondo la Frankfurter Rundschau nelle regioni occidentali poco più del 51% di tutti i lavoratori è impiegato a contratto. Statistiche ben più impietose si registrano invece nei Länder orientali, quelli per intenderci che facevano parte della defunta Germania Est di stampo comunista (l’ex DDR), dove solo il 36% degli impiegati lavora a contratto collettivo. In definitiva solo il 55% di chi ha un impiego la riceve, ma le donne, i lavoratori a part-time (45%) e quelli dell’est del Paese con un basso tasso del 42% sono evidentemente una parte ben minore.

E il tasso di disoccupazione al 5,3%? In Germania i dati sulla disoccupazione, che il governo tedesco ciclicamente ed orgogliosamente espone al resto d’Europa, sono viziati da un grave difetto, che secondo i più critici assumerebbe quasi il contorno di una truffa contabile. Infatti tra le persone che risultano per le statistiche come ufficialmente occupate, vi sono anche quei disoccupati di fatto che si differenziano da chi ufficialmente un lavoro non ce l’ha solo perché svolgono un corso di formazione professionale. In Germania il sistema dei corsi di formazione è del tutto diverso da quello vigente in Italia: un corso di formazione professionale per disoccupati, detto Ausbildung, può durare fino a 3 anni ed è interamente finanziato dai Job Center, quindi con i soldi dei contribuenti. Ad oggi quasi un milione e mezzo di tedeschi frequenta questi corsi.

La povertà e l’indebitamento continuano a correre senza sosta, ben prima dell’attuale disastro economico scaturito dagli effetti del coronavirus. A fine 2019, circa 7,2 milioni di persone hanno ricevuto prestazioni minime di sicurezza sociale (8,7% della popolazione) da parte dello stato. In Germania vi sono attualmente circa 335.000 senzatetto, di cui 29.000 bambini.

E poi ci sono 7 milioni di cittadini tedeschi oberati di debiti. Un tedesco su 10 non sarebbe più in grado di pagare né le bollette né le fatture mensili, come quelle dei contratti per cellulari ad esempio. Il 31% dei cittadini tedeschi non riesce a mettere da parte nemmeno 1 cent al 31 del mese, mentre la media UE è di circa il 27%. In Italia la parte della popolazione che non riesce a risparmiare è del 23%.

Infine abbattiamo un altro mito: quello della “fuga dei cervelli”. Nel 2018 sono partiti dalla Germania 261.000 persone, nel 2017 249.000, nel 2016 281.000. Si tratta per lo più accademici, ingegneri e ricercatori in cerca di stabilità e salari migliori: vanno verso la Svizzera o gli Stati Uniti.

E poi le banche, gli scandali e i ritardi sulle infrastrutture (dopo aver letto il saggio anche la Salerno-Reggio Calabria assume toni differenti), per non dire del crescente razzismo, antisemitismo e neonazismo condito da un nazionalismo antiislamico.

“L’inciampo degli Dèi. La crisi della Germania” di Matteo Corallo ((Tralerighe libri editore) in maniera precisa e spietata disegna l’altra Germania, quella umana sull’orlo di una grave crisi.

 

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