Lucca e le donne durante la Grande Guerra: giovedì 7 marzo la presentazione del saggio di Simonetta Simonetti a LuccaLibri

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marzo 1, 2019 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Le donne in guerra, sui campi di battaglia, non scesero durante la Prima guerra mondiale, ma furono – e solamente negli ultimi quel ruolo viene finalmente riconosciuto – il vero motore della nazione sostenendo sulle spalle il paese, le famiglie e l’economia dell’Italia. Anche Lucca vide crescere un forte gruppo di donne che alzando la mano, chiesero, rispettando l’onore e vivendo il sacrificio, di veder riconosciuti i diritti e le eguaglianze negate. Il saggio di Simonetta Simonetti “Onore e sacrificio, Lucca, le donne, la guerra del ’15-’18, pubblicato da Talerighe libri, ricostruisce i giorni della Grande guerra, tra scioperi, contestazioni, comitati, lotte, fragilità e paure.

Giovedì 7 marzo alle ore 18,30 a LuccaLibri  il saggio verrà presentato da Andrea Giannasi e Luciano Luciani.

Quando la guerra sembrava non finire più, quando l’assenza degli uomini di casa era ormai solo un doloroso ricordo e la difficoltà di trovare qualcosa da mettere sulla tavola diventava una sfida quotidiana e quando ormai le donne si erano più o meno adeguate allo stravolgimento dei ruoli sociali e familiari imposti dai tempi, lo Stato richiese loro ancora sacrificio, resistenza, comprensione. A Lucca come in tutto il Paese nacquero il Comitato Femminile Pro Patria, il Comitato di Azione Civile Lucchese, il Fascio Femminile e le donne si fecero crocerossine o allestirono laboratori per cucire uniformi o confezionare scaldarancio da consegnare ai soldati al fronte. Ma la divisione fu netta tra la nobiltà e l’alta borghesia che, elevata in una posizione dominante, organizzava raccolte e riunioni, mentre dall’altra parte le operaie e le contadine lottavano contro i rincari del prezzo del pane e con la penuria di prodotti alimentari. Anche nelle città lontano dal fronte si combattevano guerre, ma non per conquistare le patrie terre irredenti, bensì diritti.

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