Lo stalking nell’ambiente del vicinato: una forma di persecuzione che si può definire predazionismo o squalismo

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aprile 3, 2018 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Il termine stalking, che è una parola inglese, letteralmente significa camminare furtivamente. Nel tempo ha assunto il significato di persecuzione perché lo stalking è una vera e propria persecuzione, un assedio.

Ma in concreto in cosa si sostanzia? Esso è costituito da una serie di comportamenti che per la frequenza e la intensità con cui vengono messi in atto influenzano profondamente la vita della vittima perché la inducono a mutare le sue abitudini e le generano ansia, paure e preoccupazioni.

Nel nostro Paese, come anche in altri Paesi del mondo lo stalking è un reato; esso, come fatto penalmente rilevante, nasce per la prima volta in California nel 1990.

In Italia fa ingresso nel panorama legislativo solo nel 2009 con il decreto legge n. 11, il quale introduce nel codice penale l’art. 612 bis che è, difatti, rubricato “atti persecutori”.

La descrizione che il nostro legislatore fa dello stalking è la seguente: « Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita ».

In verità questa normativa è stata concepita dal legislatore italiano per contrastare il fenomeno dello stalking ad opera degli ex coniugi o degli ex fidanzati o dagli ex conviventi nei confronti delle donne che, purtroppo, in moltissimi casi, come ci insegna la cronaca nera, vengono uccise.

Lo stalking, dunque, dovrebbe prevenire l’allarmante e oramai diffuso fenomeno del femminicidio che nel nostro Paese, come ci suggerisce il dato numerico, è divenuto assai grave.

Lo stalker, che è una figura oggi analizzata dalla criminologia, dalla giurisprudenza, dalla sociologia, dalla psichiatria, nella definizione che generalmente ne viene data è colui il quale cerca di ricucire una relazione amorosa oramai finita o di intrecciare una relazione amorosa che la donna rifiuta.

Lo stalker, quindi, il più delle volte è un uomo rifiutato che, in ragione di ciò, comincia ad assediare la sua vittima con comportamenti molesti e quotidiani: messaggi scritti che vengono inviati sul telefono o sui social network, telefonate, appostamenti sui luoghi di lavoro della vittima o nei pressi dell’abitazione della stessa …

Spesso tali comportamenti che, in ragione della loro frequenza, inducono la vittima a vivere in un permanente stato di ansia e di paura perché sente come costante la presenza del suo persecutore nella sua vita, sono seguiti da minacce fisiche e verbali e talvolta, per come già detto, possono sfociare in omicidi.

Questa forma di persecuzione, tuttavia, non è l’unica esistente; esistono diverse forme di stalking che, sebbene si svolgano in contesti e per ragioni diverse, hanno sempre le stesse dinamiche comportamentali.

Il persecutore può essere, anzi spesso lo è, anche il vicino di casa che non è il compagno rifiutato: il vicino persecutore sovente è una persona che vuole affermare il proprio predomino all’interno di un condominio o di un rione.

Come si attua la persecuzione ad opera del vicino di casa? Anche egli mette in atto una serie di comportamenti in maniera quotidiana o comunque con forte frequenza che hanno lo scopo di sconvolgere l’esistenza della vittima.

Tali comportamenti possono consistere in semplici dispetti o sostanziarsi in veri e propri reati.

Quali sono questi comportamenti? Se ne possono elencare alcuni che sono i più abituali: scrollare tappeti pieni di polvere da un balcone per sporcare la biancheria che la vittima ha steso sul proprio balcone; fare rumore continuamente, specie nelle ore notturne o nelle ore pomeridiane che solitamente si destinano al riposo; tenere il volume alto della televisione o della radio; tenere in casa o in aree comuni un cane –non di rado in pessime condizioni- affinché il suo abbaiare rechi disturbo al coinquilino …

Il persecutore, inoltre, spesso invade la proprietà del vicino, ad esempio appropriandosi della sua area di parcheggio, oppure imponendo il proprio possesso su aree che sono di pertinenza della casa della vittima, ad esempio sconfinando nel suo giardino anche con opere edilizie; oppure occupando delle aree che seppure pubbliche vanno a limitare la libertà di movimento del vicino, ad esempio occupando una strada per impedirgli di passare o di accedere all’ingresso dell’abitazione o di un magazzino, ecc.

Ci sono addirittura casi in cui il persecutore attiva l’intervento della forza pubblica per molestare la vittima: è il caso di chi chiede continuamente l’intervento dei vigili urbani quando il vicino si appresta ad effettuare delle opere all’interno della sua proprietà che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono autorizzate e, dunque, lecite.

Il persecutore da questi comportamenti sistematicamente passa alle ingiurie, alle minacce, alla violenza fisica, e, come ci insegna la cronaca nera, in alcuni casi arriva fino all’omicidio.

Oltre a questi comportamenti che il persecutore attua in maniera diretta nei confronti della vittima, vi sono degli atti che vengono realizzati in maniera indiretta e che mirano ad isolare la persona presa di mira: il persecutore spesso cerca di spezzare i legami che il perseguitato ha all’interno del condominio o del rione attraverso pettegolezzi, calunnie, o mediante opere di vero e proprio condizionamento psicologico; si tende, in sostanza a convincere terze persone che la vittima è un individuo negativo che va allontanato, che va tenuto in disparte.

In sostanza lo stalker cerca di creare intorno alla sua vittima una rete di diffidenze e di inimicizie in modo tale che la stessa si ritrovi completamente sola non più contro una singola persona, ma contro un gruppo.

Lo stalker cerca il sostegno del c.d. branco, cerca di creare un branco da aizzare contro il perseguitato così da renderlo indifeso, così da annientarlo e così da rafforzare il suo potere e da rendere più forte e più efficace il suo assedio.

Il persecutore, in un certo senso, accerchia la vittima così come nel regno animale fanno i predatori nei confronti della preda: la vittima viene isolata dal gruppo, poi circondata e, infine, sbranata.

Per le modalità con le quali il fenomeno si realizza si può parlare di predazionismo o di squalismo.

Quello del vicino persecutore è lo stesso comportamento che attua il bullo all’interno della scuola o in una delle realtà in cui vivono i bambini e gli adolescenti; è lo stesso comportamento che si attuava nelle caserme quando si creava il fenomeno del c.d. nonnismo; è lo stesso comportamento che si attua negli ambienti di lavoro quando si dà vita al fenomeno del c.d. mobbing.

Il meccanismo è sempre identico: il persecutore cerca di esercitare sulla vittima ogni forma di violenza, da quella verbale a quella fisica, a quella psicologica.

L’intento dello stalker è quello di stravolgere la vita della sua vittima fino ad annientarla.

In numerosi casi la vittima si ammala oppure arriva al suicidio.

Sono cronaca recente gli episodi di suicidio di alcune ragazze dopo che video o immagini intime che le riguardavano sono state divulgate attraverso i social network.

La persecuzione nelle sue molteplici forme è sicuramente un fenomeno sociale allarmante e, purtroppo, il nostro Paese non ha ancora raggiunto la “maturità” dal punto di vista culturale e legislativo necessaria per affrontarla in maniera adeguata.

Sebbene vi sia stato l’inserimento dell’art. 612 bis nel codice penale e la legge n. 71 del 2017 sul bullismo non abbiamo ancora realizzato un sistema normativo sufficiente per contrastare le molte forme di persecuzione.

Il cammino è ancora lungo, ma è importante iniziare con una intensa opera di sensibilizzazione e a ciò debbono contribuire la stampa e la televisione.

Va interessata la classe medica, la classe politica e il mondo del giornalismo, oltre che le scuole, la Chiesa e la società in tutti i suoi strati.

Colgo l’occasione per fare presente che ho realizzato un progetto di legge che mira ad introdurre nel nostro ordinamento il reato di stalking nell’ambito del vicinato che da anni cerco di far approdare in Parlamento.

Maria Clausi

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