I Kapò siete voi, smemorati, indifferenti e pronti a girar le spalle al male

Lascia un commento

dicembre 15, 2016 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

nazismo-prospektiva-giannasi

Sulla geografia del male, il cappello del Kapò e la perdita dei testimoni della Shoah

di Andrea Giannasi

Elie Wiesel, Giulia Spizzichino, Settimio Piattelli, Enrica Zarfati, testimoni della Shoah, ci hanno lasciato nel 2016 allargando quel vuoto, quel silenzio, che sfuma i contorni della geografia del male.

«Non ho paura della morte – aveva detto in un’intervista Elie Wiesel ad Alessandra Farkas pubblicata dal “Corriere della Sera” – temo però che, quando i testimoni saranno tutti scomparsi, i negazionisti avranno la meglio».

Come Primo Levi che ne “I sommersi e i salvati” scrive: «Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. è questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto; ma sono loro, i ‘mussulmani’, i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione».

Il dolore di “essere stati” carne viva dell’odio e dell’indifferenza, della prevaricazione e della violenza, era molto più profondo del ricordo. Da questo inizia il tormento in coloro che testimoni sanno e riconoscono il friabile terreno della geologia umana.

La geografia del male ha regole ben precise come un bivio o una montagna. Non sfugge all’osservatore più attento, come non può sfuggire a noi, che la domanda ricorrente, che oggi la società civile impegnata nel costruire ponti e abbattere muri, è la medesima da anni: come è possibile trasferire la testimonianza dei sommersi. Chi è oggi in grado di raccogliere l’eredità “indicibile” per trasferirla alle nuove generazioni. Non bastano i libri perché bisogna leggerli; non bastano i video perché bisogna aver desiderio di ascoltarli e vederli; non basta il racconto di chi ha conosciuto un testimone.

Eppure Elie Wiesel, Giulia Spizzichino, Settimio Piattelli, Enrica Zarfati, così come Shlomo Venezia, Primo Levi e tanti altri oggi non ci sono più. Hanno raggiunto i sommersi lasciando però l’eredità pesante della memoria.

Sulla carta geografica un punto possiamo metterlo. E’ quello che ci permette Georges Bensoussan con il  suo “L’eredità di Auschwitz. Come ricordare?”.

L’autore indaga non tanto la dinamica della Shoah come fatto storico, quanto il modo in cui la civiltà occidentale ha gestito e gestisce la memoria dell’evento: una memoria spesso mistificante e conciliatrice, che tende ad attenuare il portato traumatico dell’accaduto, piuttosto che farsi responsabilità bruciante.

E’ inevitabile dunque tornare a rendere vivo il passaggio che molti dimenticano. Dismettere i panni delle vittime e tornare ad indossare quelli a noi più consoni. I carnefici non furono solamente gli assassini dei campi di sterminio, ma anche coloro che si voltarono dall’altra parte, di tutti quelli che rimasero in silenzio al primo conato e con indifferenza voltarono l’angolo. Noi, i carnefici, quelli che non alzarono la mano e non parteciparono, scegliendo il silenzio e l’oblio.

Solo in questo modo potremmo raccogliere la drammatica testimonianza e renderla ancora una volta carne viva, affinché non accada mai più.

Non bastano i libri perché bisogna leggerli; non bastano i video perché bisogna aver desiderio di ascoltarli e vederli; non basta il racconto di chi ha conosciuto un testimone.

Bisogna mettere il cappello del Kapò per raccogliere il male e ben collocarlo sulla nostra mappa geografica. E ben sapere dove trovarlo per indicarlo a tutti, e non solamente per ricordare, ma per far solida memoria culturale e politica.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: