Beppe Calabretta autore del “romanzo calabrese”

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novembre 18, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Abbiamo incontrato Beppe Calabretta autore di un romanzo “Il mastro, il sigaro e la sedia” che racconta la storia d’Italia attraverso la vita in un piccolo paese calabrese.

 

Il Mastro è un romanzo corale che racconta le vicende di un ragazzo che cresce e con lui si trasforma la società dove vive. L’Italia cambia passando tra due guerre mondiali, ma rimane inalterato il bisogno di ideali. Quale l’aspirazione dell’autore nel comporre questo libro?

Volevo scrivere un romanzo che, insieme alle storie dei singoli personaggi, riuscisse a disegnare la storia di una comunità in uno spazio, la Calabria, e in un tempo, il Novecento, ben definiti. Inoltre volevo farlo con un linguaggio moderno, senza nostalgie e senza rimpianti, ma come un tassello di una storia dell’Italia e del mondo e volevo farlo rendendo protagonisti uomini e donne del cosiddetto “popolo minuto”, artigiani, contadini, pescatori, con il loro carico di sentimenti, passioni, dolori, forza interiore e fragilità. Spero di esserci riuscito.

 

Il libro è drammaticamente attuale ponendo in primo piano temi come l’emigrazione, l’intolleranza, la violenza, la guerra. Il protagonista del tuo romanzo si può dire sconfitto dalla storia al termine della narrazione o in lui e per noi c’è speranza di una società migliore?

Non lo so. Osservando ciò che succede oggi direi che c’è ben poco da sperare. Ma la speranza è da sempre insita nell’animo umano. Senza di essa come si potrebbe andare avanti? Vincenzo, mastro falegname, protagonista principale del romanzo, dopo averne subito tante, campa fin quasi cento anni e muore, col sigaro in bocca, quel sigaro che l’ha accompagnato per tutta la vita, seduto sulla sedia che lui stesso aveva costruito quando ancora era un ragazzino e, soprattutto, leggendo un libro. È da questi segni che bisogna trarre indicazioni utili per definire l’augurio che ho voluto lasciare ai lettori.

 

La Calabria è al centro della storia. Un terra profondamente lontana e distante dalla corsa dell’Italia verso il benessere ma molto vicina ai valori della famiglia. Quanto è cambiata in questi decenni la tua terra?

La Calabria è cambiata molto sia in peggio che in meglio. Nonostante le piaghe che l’hanno segnata, emigrazione di massa del dopoguerra, speculazione edilizia degli anni sessanta, criminalità organizzata tra le più perfide, corruzione e chi più ne ha più ne metta, essa non è una landa desolata come nell’immaginario diffuso dai media. È invece una terra ricca di cultura e di storia, con punte d’eccellenza anche in economia, che ne fanno una delle regioni più belle del nostro paese. Anche la famiglia è cambiata e in parte si è disgregata – come poteva essere altrimenti se si pensa ai fenomeni cui accennavo prima? – tuttavia mantiene un filo sottile ma robusto con la tradizione che è straordinario. Lo si vede, soprattutto d’estate col fenomeno ricorrente del turismo di ritorno quando le famiglie e gli amici sparsi nel mondo si ritrovano e danno vita a veri e propri esempi di interscambio affettivi, culturali e umani.

 

Infine le donne. Sono le vere chiavi di volta della vicenda. Ce le puoi disegnare e raccontare nella loro forza, debolezza, caparbietà?

Non spetta a me fare l’analisi critica di ciò che scrivo ma rispondo volentieri con le parole di un’amica lettrice che ha colto in pieno il nocciolo della domanda: “E’ una bella carrellata di “femmine” appassionate siano esse travolte da un cieco amore, siano esse invece più remissive, affettuose ma vibranti di tenerezza e di amore inteso nelle sue sfaccettature: altruismo, senso di maternità, sensualità. Su tutto domina la positiva cocciutaggine di donne forti che fanno da contorno al protagonista ma che alla fine diventano loro stesse protagoniste.”

 

http://www.ibs.it/code/9788899141165/calabretta-beppe/mastro-sigaro-sedia.html

 

 

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