Ma perchè scrivo e nessuno legge il mio libro? E’ osservando bimbetti teutonici che si diventa aspiranti scrittori.

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luglio 6, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Un sogno, un’aspirazione quasi divina, il gusto – già sentito sul palato – e presto corroso in un amaro di salsedine di porto. Il malditesta celato da un sorriso e l’idea che si può diventare scrittore. E magari farselo anche mettere sulla carta d’identità che Gino Lo Portuale dell’anagrafe comunale lo chiede sempre “di professione cosa mettiamo?” e scrive “impiegato, operaio” ma mai “poeta” o “Scrittore”.
Sì con la S maiuscola perché quelle lettere diventano tanto di più, di una semplice parola su un carta d’identità.

Ma non basta.
Non può bastare.

Quella punta di spillo è il termine di un sogno che diventa, una volta realizzato, quasi banale. Basta poi un commento negativo sui social network e il castello cade bronzeo, caduceo e tonfa.

Tonfa proprio leggendo “TONFA” con enfasi perché è l’ennesima tragedia sulla piccola scrivania del piccolo scrittore che non ha capito nulla e nulla capirà se non accomoda l’orologio e sposta le lancette su un orario diverso. Un tempo, quello della scrittura che non si misura in minuti e ore; e neppure in giorni, mesi o anni. Si misura con il metronomo della lettura che non è uguale per tutti anzi diventa cosa assai personale in milioni di persone. E se non si possiede se non ce l’abbiamo non possiamo neppure pensare di fare lo scrittore.

Già dire scrivo di sera o scrivo nel tempo libero o scrivo quando ho tempo (e ce n’è sempre poco), si dimostra che non si diventerà mai scrittori.

Lo scrittore è scrittore oltre il tempo, lo spazio; è autore sempre, quando sogna, quando dorme, mangia, quando va a fare la cacca. In ogni dove, persino in mezzo al mare tra i movimenti flaccidi di braccia bianche di grasse donne tedesche.

E’ lì che nasce il segreto della lettura.
Che si conquistano i primi lettori.

E’ scansando bimbetti teutonici appiccicaticci, belli e destinati a morire come i loro bisnonni stronzi, che si trova la risposta al perché nessuno legge il tuo libro.

Quelle piccole dita affilate pronte a girar grilletti e gli occhi blu di navi affondate con le luci sempre accese, battono solo tasti neri che fanno rumori sordi e scuri.
Lì tra quella rena bianca nessuno legge il tuo libro perché tu non hai letto il loro. Non hai letto le mille e mille storie che affollano di corpi allineati il nostro tempo.

Non badare al sangue: è inchiostro. Non far caso al male perché è sollievo al tuo dolore.

Scava le fosse comuni che crescono ad ogni via, piazza, vicolo, angolo, entra nei baretti con le luci accese su interminabili partite a briscola e leggi le storie tra le rughe di Sergio, ferroviere illuminato, maestro, e Pietro che è tornato due volte dal Belgio e dall’infarto, o Antonio che a casa non l’aspetta più nessuno che la Maria se n’è andata, dopo 31 anni ai telai e quattro figli e le mani sempre troppo stanche e vuote per ricordare una carezza.

Il tuo libro non lo leggerà mai nessuno perché tu non hai letto i libri che ogni istante ti sfiorano e che non raccogli, non rubi. Sì perché il metronomo della scrittura ha il tempo del trafugamento e del mascheramento.
Si deve rubare quando si scrive e si ruba solamente dopo essere passati tra l’inferno e il paradiso, tra la biblioteca di Alessandria e la bancarella dell’usato di Antonella, che scatta anche fotografie, che raccoglie brandelli d’anime perdute.
Solo aver letto tutti i libri del mondo saprai scrivere una storia che altri vorranno leggere perché è anche la loro storia.

E allora correrai da Gino Lo Portuale tu scrittore letto e conosciuto, amato e apprezzato, odiato e studiato, per cambiare la carta d’identità e far togliere come professione la parola “scrittore” o “poeta” e lasciar in stampatello: LETTORE.

P.S. Poi se ne parla ai festival. Se vieni.

www.prospektiva.it

 

Andrea Giannasi

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