Le verità sui morti italiani in Russia nel libro inchiesta di Pino Scaccia

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maggio 28, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Armir: sulle tracce di un esercito perduto
In libreria il saggio sulla tragedia in Russia del 1943 di Pino Scaccia

«Sono un russo che abita nella regione di Voronetz, dove voi italiani state cercando i resti dei soldati morti durante la guerra tra Unione Sovietica e la Germania, cinquant’anni fa. Vorrei aiutarvi perché sono stato testimone di ciò che è successo durante la vostra ritirata e conosco tante fosse dove i prigionieri italiani sono stati sepolti. Ce ne sono centinaia: quante siano esattamente nessuno lo sa e non lo saprà mai perché il tempo le ha cancellate».

Un viaggio sulle tracce dell’Armir, l’armata italiana dispersa in quella che oggi è l’Ucraina. Tra gli archivi finalmente aperti dei ministeri sovietici e sui luoghi della disastrosa marcia del Davaj.

Pino Scaccia ha dato risposte dopo tanto tempo a tremila delle ottantamila famiglie dei dispersi e ogni volta è stato un pugno allo stomaco, scoprendo il miracolo di chiudere un dubbio.

Un altro pugno allo stomaco è stato assistere alla scoperta dei cimiteri nascosti, addirittura negati da Stalin e alla riesumazione ritrovando alpini italiani di allora come se si fosse ancora nel campo di battaglia con loro, sepolti da cappellani amorosi e nelle tasche le lettere scritte ma mai arrivate alle famiglie.

Così, tra una ricerca e l’altra, l’autore ha scoperto e amato le storie di Rigoni Stern e adesso che l’alpino-scrittore è morto, è forte in Pino Scaccia il dovere di riavvicinarsi a quelle pagine. Perché, come ci ricorda l’inviato storico della RAI, «la più grande sorpresa è stata quella di aver scoperto che c’è qualcosa di peggiore della morte; ed è il dubbio».

Pino Scaccia è uno degli inviati storici della Rai, già capo redattore dei servizi speciali del Tg1. Ha seguito i più importanti avvenimenti degli ultimi trent’anni, sia in Italia che all’estero. Dalla disgregazione dell’ex Unione   Sovietica si occupa con attenzione particolare della vicenda dell’Armir svelando numerosi documenti inediti attraverso due libri: Sulle tracce di un esercito perduto (1992) e Lettere dal Don (2012) entrambi editi dalla Eri. Oltre ad aver realizzato numerosi reportages televisivi ha dedicato alla tragica ritirata di Russia molto spazio sul web: un blog e una pagina su Facebook per favorire le ricerche dei familiari dei dispersi di cui tempo è diventato un punto di riferimento.

«I prigionieri di guerra hanno sempre il torto o la colpa di essere ancora vivi», annota con amarezza Mario Rigoni Stern.

Un prigioniero è testimone della sconfitta, il suo destino ha da fare con un senso di colpa collettivo e la volontà di oblio. Ricordano i parenti, la comunità rimuove. Quando i pochi prigionieri, in una giornata di maggio, tornarono alla stazione di Udine, ricorda sempre Rigoni Stern, dovettero aspettare la notte per uscire dai vagoni bestiame. «Non volevamo che la gente ci vedesse», un elemento di disturbo.

Armir – Sulle tracce di un esercito perduto fu pubblicato con successo nel 1992 per i tipi della Nuova ERI Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, ma nel 2007 finì fuori  catalogo e sparì dagli scaffali delle librerie. Oggi viene finalmente recuperato e riproposto a settant’anni dalla fine della guerra.

http://www.tralerighelibri.it/

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