A Roma un evento storico per la Resistenza.

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aprile 23, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Tutte le anime del movimento unite per condividere i valori resistenziali

Mercoledì 22 aprile, presso Palazzo Barberini a Roma, si è svolta alla presenza del Ministro della Difesa Roberta Pinotti,  la prima cerimonia nazionale di consegna della “Medaglia della Liberazione”, quale simbolo di gratitudine verso tutte le partigiane e i partigiani viventi, in occasione delle celebrazioni per il 70° Anniversario della Liberazione.
Un momento molto toccante che ha visto riunite tutte le anime del movimento resistenziale.
Questo il momento storico che per la prima volta ruota intorno all’esigenza di mettere da una parte simboli politici e divisioni ideologiche di parte, per far tornare i valori resistenziali, valori di tutti. Valori non più cristallizzati e messi in bacheche polverose, ma simboli della lotta di liberazione che oggi più che mai devono “vivere” nella nostra società. Dismettere dunque le politiche egemoniche e personalistiche sulla Resistenza per farle tornare quello che furono in montagna: moto di liberazione popolare e collettivo.
Dunque quei principi cardine della nostra Costituzione quali il diritto al lavoro, alla libertà individuale e collettiva, alla possibilità di professare liberamente la propria religione o la propria lingua, la libertà di stampa e di opinione, e i valori resistenziali quali la solidarietà, la fratellanza, devono tornare da oggi a essere lettere vive intorno e dentro a ogni cittadino.
Durante la cerimonia  il Ministro Pinotti ha premiato con la medaglia “alla memoria” tutti i labari delle associazioni nazionali (ANPI, FIVL, ANPC, FIAP, ANRP, ANCFARGL), in ricordo dei caduti partigiani; quindi ha insignito del prestigioso riconoscimento dieci partigiani e partigiane per ciascuna delle Associazioni ricordate (ai quali si sono aggiunti i partigiani militari dell’ANEI e dell’Ass. Nastro Azzurro), in qualità di testimoni rappresentativi di tutti i patrioti e ribelli – civili e militari – che, settant’anni fa, hanno lottato per liberare l’Italia dal nazifascismo.
Tra questi premiati la FIVL di Lucca ha portato a Roma Franco Bravi, di Castelnuovo di Garfagnana, partigiano combattente della Divisione Garibaldi Lunense, e Tiberio Torriani, di Fosciandora, un eroico carabiniere che nel gennaio del 1944 in pieno potere della Repubblica Sociale Italiana a Torino arrestò due militi delle Brigate Nere. Fuggito poi con altri carabinieri divenne partigiano dell’XI Zona di Pippo.
Due testimoni in rappresentanza dei tanti che combatterono nella provincia di Lucca per la Libertà.
Mercoledì 22 aprile è una data storica per il movimento resistenziale che nel concedere riconoscimenti a tutti i partigiani viventi ha voluto con forza celebrare la propria unione sotto le bandiere della Resistenza.
E importanti sono stati i discorsi prima, durante e dopo la cerimonia. Il presidente dell’Associazione nazionale partigiani (ANPI) Carlo Smuraglia a proposito delle polemiche sulle ricorrenze e le celebrazioni del settantesimo della Liberazione a Roma era già stato chiaro: “Non credo si possano escludere bandiere (anche se distinte da quelle di combattenti per la Libertà) perché se la festa è – come deve essere – la festa di tutti, ogni considerazione di tipo politico deve essere messa da parte; la condizione unica ed essenziale è sempre quella del reciproco rispetto (con la sola esclusione, ovvia, delle bandiere fasciste)”.
E anche Mario Artali della Federazione Italiana Associazioni partigiane (FIAP) nel suo discorso a palazzo Barberini ha sottolineato l’urgenza di tornare a vivere l’unione partigiana, sotto i principi democratici della Resistenza.
Dello stesso parere il delegato Paolo Rossetti della Federazione Italiana volontari della Libertà che ha parlato di principi e valori.
Significativa la presenza dei rappresentanti delle unità italiane che dopo l’8 settembre del 1943 si riunirono andando a costituire il Corpo italiano di Liberazione nelle unità da combattimento “Folgore”, “Cremona”, “Friuli”, “Piceno”, riconoscendo in maniera univoca il ruolo determinante del contributo dei militari italiani al movimento resistenziale.

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