Un saggio dentro la Resistenza ricostruisce l’urgenza di ripercorrere i sentieri partigiani

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aprile 7, 2015 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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E’ destinato ad aprire un nuovo dibattito in seno al mondo resistenziale, il saggio introduttivo del libro “Iena. Diario di un partigiano dietro la Linea Gotica in Garfagnana” di Giuseppe Lazzarini. “I piccoli maestri. Un ritratto del movimento partigiano italiano” dello storico Andrea Giannasi infatti ripercorre la storia della Resistenza italiana e l’esigenza di ricostruire contorni e cornici.

Questo perché è più che mai urgente porre all’attenzione del lettore la questione dell’attualità della Resistenza.

Un mondo da troppi anni sotto un attacco pericoloso, composto da ignoranze e amnesie. Eppure non possono trovarsi in discussione i valori di chi scelse il campo più difficile; di coloro che compresero che la libertà e la democrazia sono valori che albergano nell’intimo di ogni uomo. Uomo che anela alla condivisione e non alla divisione; alla pace e non alla guerra; alla fraternità; all’eguaglianza.

La Resistenza fu spesso scelta intima, personale, individuale, che si scontrò contro la ferocia del razzismo e dell’annientamento. La politica, l’ideologia vennero dopo, quando il mondo resistenziale divenne oggetto cristallizzato con finalità partitiche. Prima di ogni scelta ideologica fu il sospiro della liberta ad animare le scelte.

E Giannasi nel suo saggio parte proprio da cosa vuol dire “essere partigiano”.

Bisogna tornare all’11 febbraio del 1917 quando uscì a Torino un numero unico di un giornale dal titolo “La città futura”. Si trattava di un lavoro edito dalla Federazione giovanile piemontese del Partito Socialista. Antonio Gramsci curò per intero la stesura del giornale, che aveva lo scopo di “educare e formare” i giovani socialisti alla “disciplina politica”, alla solidarietà e alla vita organizzata del partito.
Ecco l’embrione sociale, ecumenico, collettivo del mondo partigiano che l’autore poi esamina raccontando di bandiere, dell’abbigliamento dei combattenti, dei nomi di battaglia, della fame, dei simboli di riconoscimento e del valore identitario della galassia resistenziale.

Arrivando fino al comprendere il pensiero partigiano attraverso le lettere di condannati a morte della Resistenza.

Sono decine le ultime lettere e quasi tutte avvolgono, quasi abbracciando idealmente, i valori di Patria, di Libertà, di Onore, di Fedeltà, nei quali avevano creduto e avevano combattuto. Quei partigiani figli del fascismo, nati ed educati nel culto della violenza, della prevaricazione, mantengono inalterati i concetti primari imparati fin da bambini, ma trasformandoli in soggetti vivi e positivi.
Ecco la bontà della democrazia, della condivisione, dell’anelito alla libertà. I partigiani sono italiani; arrivano dal Ventennio, hanno indossato l’uniforme da Balilla, e poi da Avanguardista, sono state piccole italiane e hanno gioiosamente vissuto le esercitazioni del sabato fascista. Goduto della Befana di Mussolini, amato persino l’idea di essere partecipi di una grande nazione quando nel 1936 fu proclamato l’Impero. Ma alla fine scelsero la libertà fondando le proprie azioni nei valori della Resistenza.

L’urgenza, che richiama lo storico Andrea Giannasi, è alla fine quella di far tornare centrale il ruolo dei valori resistenziali. Per questo il mondo partigiano deve tornare a vivere senza mascheramenti, orpelli, scenografie o bandiere univoche. Tornare ad essere quella bacinella condivisa non solo perché unica, ma perché contenitore riconosciuto da tutti come luogo all’interno del quale alberga il seme della nostra democrazia.
E il passo da compiere, secondo l’autore, è semplice. Basta leggere la Costituzione italiana per trovare i valori per i quali combatterono i partigiani dall’8 settembre 1943 al 25 aprile del 1945 (senza dimenticare gli antifascisti che subirono le violenze fin dal 1919).

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro – recita l’articolo 1 – e la sovranità appartiene al popolo”.

In definitiva riconoscere come bene fondante e collettivo il fatto che l’Italia con il piccolo mondo resistenziale offrì una risposta non solo armata – che comunque fu vitale perché impegnò molte unità che i nazifascisti avrebbero potuto dispiegare sul fronte – ma anche culturale, civile, sociale, storica. L’Italia attraverso i partigiani ha riscattato il fascismo, il razzismo, i massacri in Etiopia, le leggi razziali, l’appoggio al nazismo e alle stragi della soluzione finale.

“Per questo oggi – conclude Andrea Giannasi – non possiamo dirci italiani, se non riusciamo a condividere quei valori, che albergano nella Costituzione, nati tra le fila di maldestri, variopinti e scalcinati patrioti”.

Il saggio “I piccoli maestri. Un ritratto del movimento partigiano italiano” di Andrea Giannasi, introduce il libro “Iena. Diario di un partigiano dietro la Linea Gotica in Garfagnana” di Giuseppe Lazzarini (Tra le righe libri, pagg. 175, euro 14,00, ISBN 9788899141011).

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