Sulla nullità della poesia contemporanea e l’inutilità dei poeti

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ottobre 3, 2014 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

carnevaliFare poesia significa creare una forma d’arte attraverso l’unione di parole, a norme metriche, cercando di fondere insieme figure, immagini, suoni.
Fabbricare poesia dunque è un rigurgito dell’anima che prende corpo, si fa vita grazie alle conoscenze, alle esperienze, alle sensibilità che il poeta riesce a mostrare. In questo si è influenzati dagli stati d’animo, dall’ambiente che ci circonda, dalla forza o dalla debolezza che risiede in ognuno di noi.
La poesia è dunque un esercizio fisico che suona gli strumenti più sensibili e delicati che albergano nello spettro che corre dalla bellezza glaciale ed eterea, alla bruttezza perfetta e dirompente.

E dunque solo un poeta come Emanuel Carnevali poteva scrivere:

Io pensavo fosse una lunga gita in barca
su un lago tranquillo: intorno i salici piangenti
lasciavano cadere nell’acqua le chiome, e fra quelle chiome,
i raggi che il sole andandosene, aveva dimenticato. Ma ora
che è passato, so che era un fiume travolgente e fragoroso,
che distruggeva tutto, tutto. Nell’anima non mi è restato che
un cespuglio, che oscilla e ondeggia al vento come i capelli di
una strega, che sibila, che maledice il vento come il braccio
spaventoso di una strega, ed è ricordo.

Ecco, detto tutto questo, cosa dire della poesia oggi. Un esercizio composto da gente ignorante (nel senso che ignora, non conosce), legata alla metrica banale del nulla, rimata in lunghi elementari giochi fanciulleschi, cullata su calde poltroncine e sfumata tra lenti troppo spesse per vedere il mondo. Poesia fatta non per essere letta ma per essere venduta. Poesia per fare cassa, per fare soldi, per fare fama, senza riconoscere alla poesia il sublime ruolo della morte.
La poesia è soprattutto fame, povertà, distacco dagli oggetti, perché la poesia si nutre di semplicità.
La poesia sgorga dal nulla immenso e vasto che corre dentro le nostre anime come praterie inesplorate.
E senza lasciare gli agi del divano non si può essere poeti.
Ora si può dire: la poesia è la prima vittima della vostra ingordigia.

One thought on “Sulla nullità della poesia contemporanea e l’inutilità dei poeti

  1. Francesco Vitellini ha detto:

    A me la parola “rigurgito” fa venire in mente i ruminanti… 🙂

    Perdona, ma cosa potrà mai offrire un’anima vuota (nulla immenso e vasto che corre dentro le nostre anime)? Le anime che si accostano alla vera poesia sono così piene da scoppiare, altrimenti non avrebbero nulla da comunicare.

    La poesia che “sgorga” è la poesia contemporanea, simile al catarro.
    La poesia vera (o la vera poesia) nasce e si evolve, è limata, ragionata ed emendata e, quando necessario, cestinata e riscritta. Ciò che sgorga è e non si fa nessuno sforzo per averlo.

    Poesia è equilibrio tra forma e contenuto, è lavoro. Un lavoro che si nutre sì di semplicità, ma di semplicità nelle parole, non nelle emozioni e nei motivi

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