Sul caffè e la piccola arte dell’arginare il neocesarismo intriso di carne da cannone

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settembre 30, 2014 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

carne da cannone prospektiva

Neocesarismo regressivo. Un flusso di pensieri, di gesti, spesso piccoli, quasi banali che corrono attorno a noi e che non cogliamo, intenti a sopravvivere ad una crisi sfuggente come le parole.
Inutile, superfluo, aggiungere che pensare con la testa degli altri è più facile. Semplice affermare che spesso è meglio scegliere la seconda o la terza fila.
L’indifferenza contro la quale Gramsci si era scagliato, ma anche il menefreghismo opportuno.
Tutti elementi, incastri, che ci spingono a non riconoscere il neocesarismo progressivo, ovvero una presa di potere con un cambiamento radicale, tanto fortemente antidemocratico, tanto potentemente mascherato.
Come le quinte di un teatro, dietro alle quali si cela la costruzione della messinscena.
E gli spettatori vedono solo quello che possono vedere o che vogliono osservare.
Null’altro.
Ecco ci siamo. Dopo anni di democrazia travestita da ideologia politica – e da questa artificiosamente sostenuta -, sono ormai dirompenti gli echi del giungere in scena di plutocrazie sovranazionali, che necessità di Cesari. Uomini o donne amati e temuti dalle masse con pieni poteri quasi taumaturgici.
Cesari in odore di antiche santità, con l’obbligo di seguire le schiere dei terrorizzanti. Professionisti del panico, creatori di spettacoli orribili, decapitazioni hollywoodiane, collassi di grattacieli, mancanza di lavoro, guerre, malattie (Ebola, la mucca pazza, le malattie dei conigli, l’aviaria), disastri. Coltivatori di paura, di ossessioni, di incubi, per richiudere le masse a riccio su se stesse in solitaria attesa che i nuovi Cesari portino la salvezza.
In mezzo gli egoismi tra false e nuove tessere annonarie, rendite di posizione, ingordigia e posti di potere. Medaglie e pendaglietti da mostrare come perline colorate.
Non c’è alcuna possibilità di arrestare il neocesarismo regressivo perché i grassi plutocrati vivono di scommesse e questa la devono vincere. La più bella, quella contro un mondo che parla e dialoga, che si scambia informazioni e che si ascolta.
Si ascolta.
Cosa fare noi, nel nostro piccolo? Far tornare il reale valore del denaro. Acquistare e consumare con intelligenza. Vivere respirando con i proprio polmoni senza lasciare ad altri il compito di muovere anche le nostre valvole.
E poi ascoltare e alzare la mano. Partecipare. Saper spegnere la televisione.
Vivere.
Godere di un colore e saper tenere due scarpe l’estate e due per l’inverno.
O il primo o il secondo. Tanta verdura. Vino buono. Poco formaggio del caseificio che si conosce.
Libri in quantità; note in aumento crescente; sorrisi e goliardia.
Gentilezza.
Si vive una volta sola e perché essere ricordati per essere stati degli stronzi.
L’arma dei plutocrati è quella di essere uomini ricchi e potenti desiderosi di denaro in quantità incontabili e incalcolabili. Lasciare a loro dunque quel gioco. Il gioco delle bombe a costo, delle guerre a caduta.
Chi partirebbe oggi per un conflitto da combattere contro genti che neppure conosciamo?
Ma se tra qualche anno ci saranno milioni di disoccupati arrabbiati, affamati, ignoranti, privi di conoscenza, sarà facile traghettare carne da cannone (catastrofismo? Meglio sbagliarsi ora che aver ragione domani).
Ecco perché oggi dobbiamo arginare il neocesarismo con piccoli gesti quotidiani.
E allora prendete il caffè e pensate se mettere lo zucchero o il miele.

P.S. (1) La Prima guerra mondiale costò circa 2 trilioni di dollari (che per esteso sono questa cifra qui: 2.000.000.000.000.000.000). Ovvero due milione di bilioni, ossia (se non erro) due miliardi di miliardi di dollari. Ora senza entrare nel merito di chi ha speso tanti soldi e soprattutto, chi li ha guadagnati, la domanda è: perché spendere tanti soldi per una guerra?

P.S. (2) Tutti affannati a correre dietro ad un successo di consumo e poi trovarsi fregati in mezzo alla strada, così come l’ultimo degli asini. Nessuno di noi sarà ricordato.

Nessuno di noi sarà ricordato perchè tutto finirà nel multimateriale. Anche le vostre poesie fatte per essere vendute, comprate, barattate e non lette. la vostra musica creata per far cassetta e non per essere ascoltata.
Diventate prima voi di ogni altro un lettore, un ascoltatore.
Non sarete ricordati ma ricorderete

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