Alla ricerca della vita perduta: ovvero sull’uso e il consumo di cose morte

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marzo 14, 2014 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Non ce ne rendiamo conto – persi come siamo in una lunga e inutile corsa al consumo – ma siamo sempre più circondati da oggetti e soggetti morti, inanimati, trapassati, finiti, esausti.
Elementi che non sono utili al nostro vivere e che invero, complicano, invece di migliorare, la nostra esistenza. In alcuni casi sono talmente pericolosi da assumere toni e tratti grotteschi, paradossali, visto che li abbiamo innalzati e assunti come modelli o simboli.
Scrivo questo perché si tratta dell’equivoco storico contro il quale sbattiamo ogni istante della nostra vita. Equivoco – chiamiamolo così per convenzione – che prima o poi dovremmo affrontare e risolvere.
Naturale quindi parlarne.
Dicevo: siamo circondati da simboli morti ed entriamo in dettaglio per meglio capirci.
Uno dei luoghi simbolo dove più di ogni altro troviamo oggetti morti è il supermercato. Molto di quanto se ne sta sugli scaffali è morto; e se pensiamo che si tratta nella stragrande maggioranza dei casi, di prodotti alimentari, viene più di uno scrupolo.
Conoscere e saper fare scelte – questo il processo da mettere in atto, diventare “partecipi” della scelta di consumo – è dunque compito primario per poter costruire una società migliore.
Entriamo in dettaglio con qualche esempio.
Il primo riguarda l’elemento alimentare che incontriamo ad ogni pasto: e quindi parliamo di farina bianca (il bianco è segno di pulito e qualità nella grafica pubblicitaria) che in realtà è un composto morto perché frutto di passaggi di lavorazioni di scarto, di lavaggio, di lavorazione e di aggiunta (sì perché qui si possono aggiungere a piacimento talco, farina di marmo, gesso).
Alcuni studiosi, tra questi il Prof. Berrino,  considerano, la farina bianca tipo 00 come un vero e proprio veleno. Eppure la troviamo nelle merendine, nei biscotti, nei dolci e in molti altri prodotti che ogni giorno compriamo.
Secondo alcuni studi questa farina è alla base dei crescenti problemi intestinali assume la caratteristica di “fango bianco” nel Colon e la raffinazione che ha subito non aiuta la digestione; è priva di sostanze nutritive e manca di tutte le caratteristiche che dovrebbe avere la Farina (quella con la F maiuscola).
Insomma è morta.
E noi la continuiamo a usare perché il sistema alimentare mondiale la trova conveniente.
Andiamo oltre.
La carne rossa. Se escludiamo le poche mucche allevate e macellate in alcune zone ristrette del nostro paese, la maggior parte della carne rossa proviene da animali alimentati con farine di scarto ricche di vitamine chimiche, curati con massicce dosi di antibiotici, cresciuti con chimica farmaceutica e prodotti simili agli anabolizzanti e ormoni della crescita.
Secondo alcuni le mucche ad un certo momento della loro brevissima esistenza devono essere macellate perché sarebbe impossibile tenerle in vita. Insomma carne morta da animali morti.
Per non parlare dello zucchero raffinato messo in quasi tutti gli alimenti a partire dalle bevande (con i marchi più famosi) fino ai dolcetti per i bambini. Non è una novità sapere che lo zucchero è una invenzione della società ricca, perché è praticamente “inutile”. Insomma è un alimento veleno per il nostro organismo. Il suo consumo ha innalzato i casi di obesità e diabete.
Ma voi come ci andate al cimitero degli alimenti?
Con l’automobile. La vostra piccola o grande scatoletta che ha dato la parvenza di mobilità e di libertà ad una società che potrebbe spostarsi in maniera completamente differente (per esempio usando la “rete”).
La macchina è un mezzo morto perché usa una tecnologia, un disegno di guida, un sistema tecnico, del tutto simile al primo modello nato alla fine del 1800. Nulla o quasi è cambiato.
Utilizza petrolio come combustibile, inquina e distrugge. Insomma è un mezzo morto che crea morti.
E nessuno pensa ad alternative.
E veniamo ai nostri abiti. Sapevate che la maggior parte dei vestiti non hanno nulla di naturale e anche quando leggete lino o cotone in realtà si tratta di altro? Sapevate che tutti i tessuti vengono trattati con la Formaldeide? Questa serve come potente battericida, ma sono note le capacità tumorali del prodotto meglio noto per essere usato per imbalsamare i cadaveri. Lo troviamo anche nei prodotti alimentari sotto la sigla E 240.
Pensiamo che quando compriamo una maglietta a 10 euro questa già puzzo di morto.
E in casa? Quanti di voi conoscono il termine “Cartello di Phoebus”?
Quasi nessuno perché nessuno deve conoscerlo. Nel 1924 a Ginevra alcune società che producevano e vendevano lampadine decisero di accorciare deliberatamente la durata di vita di un prodotto. Ufficialmente il cartello è sciolto, ma in realtà è prassi per lavatrici, microonde, televisioni, telefoni. Insomma tutto quello che è elettronico e tecnologico ha un sistema di durata. Non lo sapete – perché non dovete saperlo – ma il mondo deve “consumare” e per farlo gli oggetti devono morire e con una scadenza precisa.
Ecco come mai i frigoriferi oggi durano la metà di quelli costruiti venti anni fa.
E quando vi lavate cosa usate? Prodotti chimici. Roba morta e pericolosa che è alla base secondo gli ultimi dati di una crescente e pericolosa nuova malattia: la Sensibilità Chimica Multipla. Ovvero l’impossibilità di vivere a contatto con prodotti di sintesi chimica. E chi ne soffre vive in abitazioni asettiche (cercate notizie internet  e rimarrete inorriditi).
Per non parlare dei libri. Quando entrate in una libreria o una biblioteca troverete tra le novità centinaia di libri morti. Morti e inutili, aggiungo.
Libri morti perché non si deve più informare, no si deve più approfondire, ma solamente vendere (al massimo un libro può “intrattenere”).
Mi fermo.
Questo articolo che sembra allarmistico in realtà è un salto di gioia e trasuda entusiasmo. Entusiasmo alla ricerca della “vita” e al ricacciare indietro la società morta che ci avvolge ogni momento.
Ci spinge a riflettere, ad alzare la mano, a porre domande, a voler “sapere” per poi poter scegliere.
A iniziare a utilizzare farine di tipo I, biologiche, di farro, di segale, d’orzo; a cercare tra gli scaffali i prodotti specifici per l’igiene “buoni” o farseli in casa; ad andare nei negozi e chiedere prodotti vivi; a consumare meno carne e più di qualità; a scrivere storie e racconti utili a voi e agli altri; a consumare con la testa e con il cuore.
Insomma ricercate la VITA e ricacciate via dalla vostra esistenza quotidiana la morte.

Andrea Giannasi

P.S. Per farsi uno shampoo in casa. Fate bollire mezzo bicchiere di acqua, poi aggiungete 2 cucchiai di camomilla e riprendete la bollitura per altri cinque minuti.
Togliete l’infuso dal fuoco, filtratelo e aggiungete qualche goccia di limone, due cucchiai di aceto di mele e due di sapone grattugiato (usate sapone naturale in blocchi).
Mescolate fino a quando il sapone è completamente diluito: se fosse necessario scaldate ancora un po’ il composto, ma evitate di far evaporare l’acqua. Lo shampoo fatto in casa alla camomilla ha un’azione astringente e rimuove in profondità il grasso del cuoio capelluto.
Semplice.

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