Il Giorno del Ricordo per fare luce sulla storia: le foibe che nessuno vuole raccontare

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febbraio 10, 2014 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

esule-prospektivaLa Giornata del Ricordo è stata istituita solo da pochi anni e ricorda l’esodo della comunità italiana dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia dai territori passati sotto il dominio Jugoslavo.
Questo evento ha un valore ancora sconosciuto ma che, se giustamente alimentato, potrà rappresentare una pietra miliare per le future generazioni.
In questi giorni in tutta Italia si ricordano le foibe e gli oltre 10.000 italiani assassinati dall’odio politico e da un preciso disegno di pulizia etnica. E alla fine furono oltre 350.000 gli italiani costretti a lasciare le loro case di Pola, Fiume, e tutte le altre località che oggi sono Croazia o Slovenia.

Ma perché tutto questo accadde?
Partiamo da un nome e un cognome: Vladimir Gortan. Si trattava di un antifascista sloveno fucilato il 17 ottobre del 1929 a Pola, accusato di aver fatto parte di un commando che sparò contro alcuni contadini italiani.
Gortan come migliaia di sloveni e di croati si ribellò alle imposizione del regime fascista che contro gli oppositori scatenò il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Questo dal primo febbraio 1927, al suo scioglimento, con la caduta del regime il 25 luglio 43, processò 5.619 imputati – condannandone 4.596. Gli anni totali di prigione inflitti furono 27. 735, 42 le condanne a morte, di cui 31 eseguite, 3 gli ergastoli. 4.497 processati erano uomini, 122 le donne, 697 i minorenni. Tra le categorie professionali, 3.898 imputati erano operai e artigiani, 546 i contadini, 221 liberi professionisti.
Tra i condannati Gramsci e moltissimi intellettuali, ma è bene ricordare che la maggior parte degli oppositori erano sloveni e croati che vivevano nei territori occupati dall’Italia. Dunque una prima ragione di odio etnico.

Ma non solo. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale anche la Jugoslavia fu invasa dai nazifascisti e ampie porzioni costiere da Trieste e fino all’Albania, con l’intero Montenegro furono occupate dalle truppe italiane.
Al loro comando molti generali spietati e tra questi il governatore Pirzio Biroli, che fece diventare i territori jugoslavi occupati dall’Italia un teatro di orrendi crimini.
Furono istituiti campi di concentramento dove vennero imprigionati 110.000 civili, costretti a vivere in condizioni disumane. Tra i tanti luoghi di fame e morte il campo sull’isola di Rab dove vennero internati molti contadini, operai, artigiani e boscaioli.

Fra il luglio 1942 e l’aprile 1943 morirono oltre 4.000 persone, su 16.000 internati.

Nonostante il duro pugno di ferro la resistenza anti-fascista e anti-italiana  si faceva sempre più forte e Pirzio Biroli nel gennaio del 1942, stabilì che per ogni ufficiale italiano ucciso o ferito dalla resistenza sarebbero stati giustiziati 50 civili montenegrini.
Sua la tristemente celebre frase: “Odiate questo popolo. Esso è quel medesimo popolo contro il quale abbiamo combattuto per secoli sulle sponde dell’Adriatico. Ammazzate, fucilate, incendiate e distruggete questo popolo”.
Furono mesi di terrore durante il quale non furono risparmiate donne, bambini e anziani. Ecco una seconda, sanguinosa, ragione di odio etnico.

Con l’8 settembre del 1943 e l’armistizio i partigiani titini, che trovarono campo libero alla loro avanzata, per vendetta assassinarono centinaia di italiani gettandoli nelle foibe. Ancora, rinnovato – cambiando campo -, odio etnico. Ma non era certo finita.

Nel 1944 e per alcuni mesi del 1945 ai tedeschi che combattevano contro le unità di Tito si affiancarono moltissimi reparti della Repubblica Sociale in funzione di antiguerriglia. Non si contano in questi mesi le stragi compiute in questi mesi ad opera dei numerosi battaglioni (Scaligero, Arpino, Farini, Marche, etc.). Ancora si tentò di cancellare con odio un popolo nemico, ostile, al totalitarismo nazifascista.

Con la fine della guerra tra il primo maggio e il 12 giugno del 1945 il campo mutò e padroni divennero i fautori di un altro totalitarismo: quello comunista. Si ebbero quindi centinaia di stragi di italiani a Trieste, a Gorizia e in tutte le città costiere. I morti furono migliaia, e alcune persone vennero gettate nelle foibe ancora vive. I massacri furono compiuti per odio politico, razziale e per un preciso disegno di pulizia etnica. Terrorizzare la popolazione ed eliminare gli oppositori del nuovo regime comunista. Tito dette al suo ministro degli esteri Edvard Kardelj istruzioni per reprimere duramente tutti coloro (italiani, croati e sloveni) che si fossero opposti all’annessione dei territori alla Jugoslavia. Si ebbero numerosi arresti, deportazioni, torture e fucilazioni. E ancora odio etnico.

Ecco dunque la vera occasione che ci viene lasciata dalla storia: utilizzare la Giornata del Ricordo come momento di verità storica. Come luogo dove edificare la pace e ricacciare tutti i totalitarismi. E parlare di odio etnico che – non possiamo dimenticarlo – negli anni novanta ha sconquassato l’ex Jugoslavia e che ancora oggi cova sotto le ceneri.

Anche Lucca si presta a celebrare la Giornata del Ricordo. Il 13 febbraio a Barga presso il cinema Roma l’amministrazione comunale, in collaborazione Tra le righe libri e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Centro studi padre Flaminio Rocchi proietterà alle scuole il documentario “Esodo. La memoria negata”, nel quale si ricostruisce la vicenda dell’esodo di 350 mila italiani che furono costretti ad abbandonare le proprie case. A seguire Andrea Giannasi introdurrà il libro di Bruno Giannoni, “Tegole spezzate. Viaggio nella memoria dell’esodo istriano 1945-2005”. Parteciperanno alla giornata anche Nadia Sabatti Casalino, una delle ultime testimoni viventi dell’esodo e Armando Spinelli esule a Lucca dal 1947.

Sabato 15 febbraio presso il Museo della Liberazione di Lucca in via S. Andrea 43, alle ore 16 verrà nuovamente presentato il libro di Bruno Giannoni, “Tegole spezzate. Viaggio nella memoria dell’esodo istriano 1945-2005”. Presentano il volume il Col. Fausto Viola e Andrea Giannasi.

Due momenti per parlare di storia e di odio generato dai totalitarismi fascista, nazista e comunista, per poter far diventare la Giornata del Ricordo la giornata di tutti coloro che lavorano ogni giorno alla difesa della libertà e della democrazia.
Due momenti senza colori politici o banderuole che strattonano la storia da una parte o dall’altra.
Due momenti dedicati a un popolo che da secoli viveva in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia, infoibato e cacciato dalle proprie terre per odio etnico di bandiera e legato a ideologie totalitarie.

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5 thoughts on “Il Giorno del Ricordo per fare luce sulla storia: le foibe che nessuno vuole raccontare

  1. Bruno Giannoni ha detto:

    Mi permetto di evidenziare una cosa: il buttare le colpe della brutalità di tutta la reazione addosso al Comunismo- evidentemente inteso in senso lato come ideologia- , oltre che opera facile, mi pare anche non sufficientemente congrua. Innanzitutto occorrerebbe fare un lavoro di analisi delle tre ideologie, nazista, fascista e Comunista e prestare un momento di attenzione a quello che ognuna delle tre teorizza; dopo di che, le prima due possiamo metterle ben distanti dalla terza, che però oggi, in modo semplicistico, è considerata il Male Assoluto, in contrapposizione, evidentemente, a ciò che è “bene”, ossia la libertà e la democrazia del sistema occidentale. Mi dilungo un pò fuori dal tema dell’articolo, ma è giusto farsi comprendere. Magari occorrerebbe ricordarsi, come ci ricordiamo dei milioni di vittime del Comunismo, anche dei milioni di vittime del cosiddetto Capitalismo avanzato occidentale, al servizio delle c.d. “democrazia e libertà” del nostro ricco pezzo di mondo. Da ciò può scaturire una riflessione, ossia che non sempre le ideologie basate su principi di equità sociale, di salvaguardia degli ultimi, di distruzione delle ingiustizie sociali come è il Comunismo, sono applicate nel modo dovuto: a volte vengono deviate a causare tragedie immani. Esattamente come gli ideali di democrazia e libertà che vengono utilizzati per alimentare guerre e stragi immani dalla Corea, Vietnam fino all’Irak o all’Afghanistan, piuttosto che al Cile, Argentina, oppure i vecchi Congo Belga e Angola e via discorrendo e contando i cadaveri. Quindi vi sono milioni di morti di Comunismo e milioni di morti di “democrazia e libertà” che noi esportiamo con gli stessi carri armati con cui esportava la propria linea il Patto di Varsavia. Con lo stesso metro delle affermazioni dell’articolo, io posso tranquillamente affermare allora che le centinaia di migliaia di morti in Irak sono tali per colpa della Democrazia e Libertà: è con quelle parole d’ordine che sono stati macellati dagli americani, che diamine! Fine del “fuori tema”. A questo punto torniamo pure a parlare di Jugoslavia; prendiamo atto del “prima” 1945, prendiamo però atto del fatto che non fu il Comunismo la molla brutale che portò al problema degli Infoibati e degli esuli. Il Comunismo era stato il collante interetnico tra gli slavi per formare un blocco antitedesco e antifascista per la guerra di Liberazione.Punto. Tra l’altro a Stalin importava un accidente del nostro confine orientale: il suo problema era il confine tedesco-polacco. Gli Interessi di Stalin erano stati chiari sempre, da Yalta a Potsdam, Come era stato chiaro che la linea di divisione concordata tra TUTTI gli alleati passava in mezzo all’Adriatico.Gli Italiani del Confine Orientale non pagarono un debito al Comunismo o al Partito Comunista o al Cominform: pagarono il conto per i massacri di cui l’articolo parla , alle etnie slave e avrebbero pagato, come spesso gli Italiani lo pagavano, ai Cetnici e agli Ustascia che tutto erano fuorchè Comunisti, se essi avessero vinto assieme ai tedeschi. Altro punto storico importante, che dovrebbe escludere il Comunismo dalla trattazione deli’Esodo e delle Foibe, è il prendere atto del Movimento Panslavista che, anche in quei territori del nostro Confine Orientale, si radicava tra gli Slavi fino dal 1800, allo stesso modo e nello stesso momento in cui da noi si radicavano le idee unitarie risorgimentali. Ed è secondo quel movimento, e non secondo la dottrina Comunista, che i confini di uno Stato Slavo dovevano essere sull’Isonzo, come poi gli Jugoslavi tentarono di fare . Io credo che generalizzare faccia male alla storia, anche se a volte rende facile buttare la parte di letame residua, dopo che noi abbiamo preso la nostra, su quello che, una volta rimasto in vita solo a livello di ideali, è gratificante identificare come il Male Assoluto in ogni occasione. Mi ripeto: sarebbe come affermare che sono gli ideali nobili del mondo occidentale che hanno sparso tragedie e massacri dall’America del Sud, all’Asia, all’Africa. Non mi pare bello nè storicamente esatto.

  2. Un bell’articolo che fa piena luce sulle foibe e i massacri in Jugoslavia.

  3. abelbooksebook ha detto:

    Il comunismo titino fu artefice delle foibe e della pulizia etnica italiana. Questa una realtà inconfutabile. Che poi l’idea comunista sia un’altra cosa è anche corretto evidenziarlo. Ma il comunismo sulla carta, quello di Marx non parla di stragi, di occupazioni, di assassini, di predominio territorial, di pulizia etnica. Quello fu il comunismo titino. Senza generalizzare.

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