La fuffa del successo e i libri morti e inutili che affollano le librerie

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ottobre 30, 2013 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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E ci siamo arrivati a parlarne del cancro che svuota le anime e ci rende bisce. Intendiamo il “successo” che cerchiamo, desideriamo, accarezziamo senza spesso sapere cosa realmente sia. Fuorviati da un consumismo sfrenato quando si parla di “successo” immediatamente pensiamo al denaro, a ville fantastiche, alle belle auto, al sesso facile, all’idolatria e amore incontrastato. Tutta fuffa, verrebbe da dire; fumo. Nient’altro che fumo.
Ovviamente noi ce ne freghiamo in questo articolo di chi pensa alla politica, al giornalismo o alla televisione. Noi ci riferiamo a chi scrive un libro e sogna di diventare ricco e famoso, senza sapere che quello è il passo sbagliato. O senza voler sapere (che è un’altra questione).
Ci vuole poco per comprendere che si scrive e si legge soprattutto per crescere. Oggi tra gli scaffali delle librerie seguendo l’argent si trovano troppi libri morti, che non fanno ricchi né gli autori, né gli editori, né i librai e neppure i lettori.
Libri morti, dicevamo, libri inutili che finiscono in testa alle classifiche e danno l’ebbrezza del successo. Tutta fuffa, invero. Chi si ricorderà tra qualche anno delle ricette della Parodi, delle stupidaggini della Littizzetto, delle storielline di Volo o delle sfumature di grigio/nero/rosso?
Nessuno, perché sono già libri morti.
Per fortuna che il passato ci viene incontro. E come al solito rovistando tra vecchie lettere l’abbiamo trovata la risposta ovvia, semplice, quasi scontata.
Elisabeth-Anne Anderson Stanley fu una poetessa americana morta nel 1952 che scrisse un poemetto dedicato al “successo”.
Rileggendolo comprendiamo molto: “Ha avuto successo colui che ha vissuto bene, ha riso spesso e amato molto. Chi si è guadagnato la fiducia e l’ammirazione di persone intelligenti e l’amore di bambini piccoli; chi ha trovato il proprio posto e ha portato a termine il proprio compito; chi ha saputo apprezzare la bellezza della Terra e non ha mai mancato occasione di esprimerla; chi ha lasciato il mondo meglio di come l’ha trovato, grazie ai fiori che ha coltivato, a una poesia completata, a un’anima salvata.
Chi ha cercato sempre il meglio negli altri e ha dato loro il meglio di sé; colui la cui vita è stata una fonte di ispirazione, il cui ricordo una benedizione.”
Ripartiamo da qui.
Affondate le mani nella terra bagnata e chiudete gli occhi. Pensate ad una canzone, ad una persona amata, ad una amico, ad una fotografia, una canzone, un viaggio, un libro. Lì troverete il vostro successo e dopo aver letto tanto potrete un giorno scrivere un libro vivo.
Ma non per cercare le pile in librerie; scrivetelo per VOI, per la vostra soddisfazione, il vostro piacere, la vostra crescita.

andrea giannasi

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One thought on “La fuffa del successo e i libri morti e inutili che affollano le librerie

  1. Bruno Giannoni ha detto:

    Una voce che grida nel deserto (senza i due punti); i libri che te dici morti sono morti ma fanno tendenza, fanno “cultura” e quindi sono vivi e vegeti; o meglio, fanno un certo tipo di cultura perfettamente in linea con il modello sociale globalizzato attuale. Oggi è morto ciò che è vivo, è morto ciò che parla o vorrebbe parlare, perchè oggi l’essere vivi è identificato con l’essere importanti e ricchi. O con l’apparire ciò che non si è. Allora- e siamo anche in tema attule(per’altro un tema non nostro, abusato, di “civiltà” aliena)-gloriamoci di sentirci morti-viventi. Intanto sfodero e affilo i miei canini, pronti per verginee giugulari.

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