Il partigiano Johnny tra stile, sentieri, narrazione e la fatica nera di Fenoglio

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settembre 20, 2013 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

Un estratto tratto da Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio. Ve lo proponiamo come ricerca di stile, come narrazione, come esperienza di sentieri come scrittura tradotta in fatica nera.

Entrò coi compagni di viaggio, e vi cenò a pane e carne, in uno spoglio stanzone, alla luce bianchissima, candente e oscillante di acetilene. E mangiando osservò gli altri, per trovarsi confermato e peggiorato in quella scoperta che nessuno era lontanamente della sua classe, fisica e non, a meno che un giorno o poco più di quella disperata vita animale-giunglare non imprimesse su tutti, anche su un genio d’imminente sbocciatura, quel marchio bestiale.
Gli altri non gli badavano più, dopo che si furono voltati a esaminare l’indifferentemente annunciato nuovo, con un bovino giro della testa e un lento lampo negli occhi. Johnny ora cercava, con una pertinacia defatigante, di non perdere il contatto e tampoco la vista di Tito: il piccolo dalla fisonomia lombrosiana, dopo l’esame circolare, era ancora il favorito, l’unico con cui Johnny potesse sentirsi matey. E la constatazione brividiva di stupore ora che Tito era tutto e chiaro visibile nella spietata luce del carburo, la testa libera dal mefisto.
Aveva un naso esageratamente minuscolo, ma malignamente piantato nella esagerata infossatura delle occhiaie, la fronte irregolare e bozzosa e come divorata dalla piantatura fitta e volgare dei capelli neri e senza lustro, con qualche striscia già innaturalmente bianca, repellente come bisce morte dissanguate e imprigionate nel catrame. La bocca era torta ed il mento sfuggente. Tutto il corpo era di una nevrotica picciolità, e doveva essere anormalmene villoso. Eppure da lui fluiva una direttezza, una dryness e cordialità paradossali, da stropicciarsene gli occhi. Ed aveva, per sua medesima ammissione, diciannove anni appena compiuti; e la scoperta si enormizzò per Johnny, e per la prima volta gli fece dubitare dei suoi ventidue anni. Non poteva sentirsi maggiore di Tito, anzi doveva apparirsi un ragazzetto al confronto.
Tito s’alzò dal tavolone e gli mosse incontro, corrugando le spesse ciglia alla prontezza automatica con cui Johnny gli aveva ricopiato il gesto ed il movimento. Io vado a dormire, disse, e a te conviene seguirmi. Ora assegnano la guardia e tu che sei nuovo ci saresti subito dentro. E tu non dovresti averne molta voglia stasera. Dormivano in un grezzo grosso fabbricato fuori paese, una più nera nave ormeggiata, sulla nera cresta del nulla. La tenebra non poté che Johnny non scoprisse che era una chiesa: rantolare di uomini e crepitar di paglia riempiva la navata. Fuori, il vento infuriava, come vedesse la possibilità di sbrecciare il muro della chiesa. Tito disse: Sì, è una chiesa. Sconsacrata però. Sconsacrata da quando? L’hanno sconsacrata il giorno dopo che ci hanno trovati a dormirci. Sai, abbiamo parecchie pendenze col parroco. Subito dopo Johnny sentì lo scatto secco del  fildiferro troncato e l’arido sparpagliarsi della paglia. Tito operava al buio con una sicurezza e disinvoltura acquisite; tutto nel buio si riduceva ad un fatto acustico, prima che tattile.
Tito gli consigliò di seppellirsi nella paglia, e allora Johnny reagì, out of too much thank-fulness. Non devi credere di dovermi far la bambinaia, Tito. Sai, io vengo dall’esercito. Tito non aveva mai conosciuto l’esercito, ma nel settore acustico parve a Johnny che la precisazione non gli avesse prodotto il menomo effetto. Ed il rumorino ora era di sprezzante sufficienza? I giovanissimi, i ventenni come Tito conoscevano e giudicavano l’esercito soltanto dietro l’8 settembre, era naturale quindi che si considerassero clementi a commentare senza parole, al più con un sollevo di ciglia, ogni cosa o detto attinente all’esercito. Comunque era bene continuare la conversazione, quasi sforzarla alla continuità, questo impediva a Johnny di trovarsi téte-à-téte con altri pensieri, più pesanti e reali.
Che c’è col parroco, Tito? A te te n’importa della religione? Diciamo che mi importa assai di più dei rapporti fra uomo e uomo, disse Johnny. Tito esitò un momento, ed in quella minima pausa il russio degli uomini aveva un tono di rantolo mortale, i gemiti della paglia parevano indicare l’acme di mortali collassi. Il parroco… il parroco… un cretino, concluse Tito con triste abruptness. Johnny goggled bitterly. È un tipo che non si sa adattare… Possibile? osservò Johnny; in un prete cattolico? Assomiglia, continuò Tito: alla maggioranza di questi maledetti carabinieri. Non gli brucia per il fascismo, gli brucia che il potere sia passato a noi. E si fanno ammazzare, vedrai a Carrù, si fanno ammazzare, e noi li ammazziamo, ma imparerai che non c’è niente di più triste che togliere dal mondo un cretino. Ed ora il parroco ha capito? Non pare.
Per diffidato l’hanno diffidato, ma… Johnny was so rapidly getting accustomed to acustic sight che poté “udire” Tito scuoter la testa. Io so che cos’è, proseguì Tito, dopo: È quella bandiera rossa con falce e martello dirimpetto alla sua chiesa, la vedrai domattina, che lo fa impazzire, che lo farà morire. Disse la parola ultima con tanta indifferenza che Johnny si sentì incoraggiato a fargli la domanda più intima. Tu sei comunista, Tito? Io no, sbottò lui: Io sono niente e sono tutto. Io sono soltanto contro i fascisti. Sono nella Stella Rossa perché la formazione che ho incocciata era rossa, il merito è loro d’averla organizzata e d’avermela presentata a me che tanto la cercavo, come finora non ho cercato niente altrettanto intensamente. Ma a cose finite, se sarò vivo, vengano a dirmi che sono comunista! Era così, si disse Johnny, sentendo perder edge in lui la constatazione che in lui era così amara e principale ora e che lui si era espressa in inglese: “I’m in the wrong sector of the right side”.
Tito subito dopo gli augurò la buona notte, e l’augurio corretto gli suonò appallingly anomalo nell’ambiente. Appena fu solo, Tito giacente lì ma a continentale distanza, quei pensieri lo aggredirono, come non avessero atteso che Tito sparisse, che Johnny restasse privo di un testimone e di un alleato. I’m in the wrong sector of the right side, si ripeté. Ma dovevano esserci sulle colline altre formazioni, formazioni… “azzurre”, ecco, nelle quali egli non potesse così dolorosamente avvertire lo stacco qualitativo, non aver più motivo a quella superiore diversità che al momento lo angosciava, lo torturava, come nella laida risata di una frode trionfante. Il suo occhio, radarico nella concreta tenebra, pareva illuminare e scrutinare l’umanità, circostante, inferiore, miserabilmente abbandonata nel sonno plumbeo. Con questa gente ora gli era sorte di combattere e… morire. Se catturato in massa, con questa gente avrebbe dovuto spartire il muro o il greppio e il piombo fascista.
Avvertì un’immediata sensazione di pericolo. Fino a stamane, o meglio a ieri, si trovava in una posizione fluida, rimediabile da ogni mortale impatto mediante finzioni o sotterfugi o astuzie, con un ragionevole margine di probabilità di scampo, ma ora era patentato e bollato, se catturato non avrebbe più avuto la minima chance ed il minimo diritto alla discussione, era schierato nel grande dualismo a prezzo dell’immediata, indisquisibile esecuzione.
La tenebra era sinistra, la romba del vento sinistra, come scoperchiante il buio rifugio ad una lampeggiante irruzione di vista illuminata sentenza e di facilitata strage per giustizia, la tenebra ed il vento contenevano e convogliavano un egual carico di agguato e di rischio attimically prior to just seen death. L’abbandonato sonno degli altri, non lo rassicurava, anzi era come il collasso davanti all’insostenibile show del pericolo, erano altrettanti cadaveri in attesa del protocollare colpo di grazia. Sperò che la spossatezza, quanto legittima e neghittosa, una tale spossatezza da annientarlo negli arti e nel cervello, l’avesse vinta, vinta fino all’alto mattino. Ma la spossatezza, annunciata da tanti araldi, non scese schierata in campo, e Johnny si alzò, incespicando orribilmente, avanzò all’ombra della porta, rough and tenacious in denegating egression.
Fuori, la tenebra era completa, ma quanto più rassicurante della sorella interna. Johnny paced some paces in the concrete void, ed era rassicurante, incoraggiante, euforico, sentire che nella tenebra si era come sul ciglione dell’abisso del nulla, da guadagnare d’un sol passo contro l’avventante pericolo e morte.

 

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