Quando Emanuele Trevi difendendosi dalla pazza ha frequentato un sacco di cose (e l’ombra di Pasolini)

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settembre 3, 2013 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

trevi-pasolini-prospektiva
Ora “Qualcosa di scritto” va letto perché non è facile raccontare la trama di un libro che è l’insieme di mille frammenti di uno specchio rotto. Il Trevi Emanuele – che con questo titolo è arrivato secondo al LXVI Premio Strega, come recita la fascetta gialla d’ordinanza – in realtà ha raccolto la storia di “Petrolio” di Pasolini, il suo incontro con Laura Betti del fondo PPP (ricordata come “la pazza” che a sua volta chiamava il Trevi “zoccoletta”), viaggi veri e inventati su carta carbone e tra lenzuola di ricercatori del piacere.
Tutto bellissimo, quasi onirico, sulfureo, come, forse, erano le notti di PPP alla ricerca di incontri che lo riportavano sempre indietro con gli anni, alla Roma delle periferie fatte di polvere e bimbetti sempre affamati.
E ci sono tante cose che colpiscono in questo libro. La prima che c’è talmente tanto di scritto da sembrare forse un errore il secondo posto allo Strega. Il Trevi ne dice talmente tante – e tutte con un gusto da meravigliare – che stupisce che qualcuno lo abbia voluto nella cinquina dei finalisti. Libro troppo intelligente per finire solo allo “Strega”; ma di questo avremo modo di riparlarne.
Per non dire dei giudizi, delle pennellate che il Trevi lascia qua e là.
Sentite questo: “Fatto sta che a metà degli anni Ottanta, lo scrittore più significativo della sua epoca è sicuramente Raymond Carver. Artista tutt’altro che modesto, autore di racconti indimenticabili come Cattedrale, Carver rappresenta alla perfezione lo straordinario cambiamento che si è verificato. Nei suoi libri, noi assistiamo allo sconcertante spettacolo di una letteratura che non pensa più nulla. L’unico compito che lo scrittore si assegna è quello di essere uno storyseller. L’unico modo di cui parla, è quello che conosce empiricamente – la porzione di gabbia che gli è toccata in sorte. L’unica sua speranza, è che quelle storie piacciano a un buon numero di lettori, Non è un caso, naturalmente, il fatto che Carver, più di ogni altra influenza letteraria e umana, subì quella del suo editor, il famigerato Gordon Lish. Lish, un bell’uomo dai lineamenti affilati da uccello da preda, è il capostipite di una nuova specie di tecnocrati della scrittura sparsi nei quattro angoli del mondo, ossessionati dall’efficacia, dal funzionare come supremo dovere del prodotto letterario”.
Boom. Lo avete sentito il botto?
Oppure quest’altro: “La verità è che ognuno di noi, con un po’ di tigna, può imparare a usare gli inchiostri più adatti a svolgere il proprio compitino, e definirsi uno scrittore. Ma nel vero calamaio, quello che usano i grandi, ribollono materie ben diverse: sangue e sperma  materia fecale e tutti gli altri innominabili fanghi dove pullulano desideri e aspirazioni e ricordi più vasti ed oscuri di ogni parola, di ogni convenzione. Lì, per quanto la affilassi, la punta del mio pennino non riuscivo ad intingerla”.
E questo non potete non averlo sentito. Ma non è finito.
Continua: “Il Novecento stava finendo davvero, dopo ci sarebbe stata della musica rock, ovviamente, ma mai più nulla come i Nirvana, così come già non c’era più nulla come i quadri di Pollock, o i libri  di Pasolini o Mishima. Restavano solo gli interpreti, gli infelici eredi, piegati sotto il peso di ricchezze fuori corso, che mai sarebbero riusciti a spendere”.
Potente, non trovate, la scrittura di Trevi che non perde mai il ritmo e le bacchettate cadono veloci sulle nostre nocchi di lettori sprovveduti. Sì, perché questo libro dovrebbe essere accompagnato da un bugiardino come i medicinali, ché oltre a quello che già vi ho raccontato c’è altro che fa male come un dito cacciato in un occhio. “L’essere posseduti è una esperienza cosmicamente opposta a quella del possedere”; ecco l’altro che esplode a pagina 160. L’eredità pasoliniana che affondando nel sacrificio, nel dolore, nell’umiliazione, si avvicina ad una cristianità di borgata, superando il morboso consumo di sesso per assumere il tratto di una tragedia pura, perfetta.
Eccolo infine il timer impostato e la bomba alla stazione di Bologna.
Cos’altro dire?

andrea giannasi

3 thoughts on “Quando Emanuele Trevi difendendosi dalla pazza ha frequentato un sacco di cose (e l’ombra di Pasolini)

  1. IPPOLITA Luzzo ha detto:

    io su questo libro che ha vinto il premio Strega,da me, nelmuo regno, ci feci su un blogghetto. Ve lo linko qui. Un divertito scherzetto…http://trollipp.blogspot.it/2012/06/noi-vinceremo-il-premio-strega.html Emanuele Trevi ha vinto

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