Andrebbero tutti impiccati i librai che leggono i libri e dispensano consigli

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agosto 28, 2013 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

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Ha il sapore della rivincita la caduta verticale dei librai. Oltre alla testata, dopo il rinvenimento, la certezza di essere stati definitivamente fregati.
Fregati da un mercato che da sempre ha avuto come perno proprio loro, i librai, chiusi nei loro negozi, tra scaffali ben ordinati, dediti alla ricerca, la lettura, la vendita e pronti a dispensare consigli.
Ecco il guasto: i librai da sempre consigliavano libri e decidevano le sorti, descrivendo i limes dell’arte letteraria. Amati dai lettori che si fidavano del loro libraio, odiati dagli scrittori, guardati con diffidenza dagli editori, osservati speciali dai distributori, posti all’indice dai critici che vivevano con loro la dicotomia del giudizio, oggi i librai sono finiti al muro, impiccati ai lampioni, abbandonati solitari in grandi supermercati del consumo.
La libreria silenziosa dove il filo refe regnava e i libri dell’Einaudi erano maestri per tutti, ha concesso spazio ai market della carta da macero che si è avviata in un turbinio di produzioni che il libraio non riesce più a domare. Troppe uscite, troppi generi e quasi tutti schifati dai librai: dal porno soft stile armony, ai vampiri, dalle biblioteche perdute, agli ombelicali racconti di volti televisivi che hanno poco da raccontare.
In mezzo a tutto questo il libraio che aveva tempo da spendere per i consigli di lettura e che oggi è un orpello pericoloso, un oggetto contro il quale schierare orde di commessi che non conoscono la differenza tra Philip Roth e Joseph Roth, ma sanno bene come cliccare sui portali dei distributori.
E  un clic è meno pericoloso di un consiglio.
Maledetta specie quella dei librai che con il loro andazzo hanno creato idee, stimolato la buona lettura e ovviamente con i loro giudizi spinto gli editori verso buoni autori e buoni libri.
Ma la bontà sappiamo non regna tra la cassa e il conto corrente, qui bisogna far girare le rotative e stampare, mettere nero su bianco, e chi se ne frega se si stampa merda, basta che la gente la compri (dico gente e non più lettori. Badate bene).
E c’è chi se la ride. Sono coloro che hanno vissuto sul giudizio, chi è stato stroncato, chi è stato costretto a rivedere, chi ad avviare al macero; tutta gente che oggi gode nel passare sui viali e vederli appesi, i librai e ride di gusto.
Sì, dai diamoci alla pazza gioia, che come si permettevano di giudicare questi librai; mica erano Dio, che forse neppure lui legge così tanto, come un buon libraio.
Ecco questo articolo finisce qui. Sul nodo scorsoio. Sull’ascia alzata e la testa del libraio sul ceppo che attende; sul colpo in canna del plotone.
E sale su come un rigurgito morale proprio lui Dostoevskij, che all’alba del 22 dicembre, dinanzi al plotone d’esecuzione, attendeva i suoi colpi volanti.  Lui che commutato al bagno penale partiva a Natale con i ferri ai piedi, come un povero Cristo qualsiasi.
In Siberia Dostoevskij  trovò il nudo cuore degli uomini, il popolo russo ed il vangelo e mica è roba da poco.
E non sarebbe male fare un treno piombato di librai, con i ceppi ai piedi, spediti in Siberia al bagno penale a spaccare pietre e tagliare alberi, per andare a espiare la colpa dell’aver dato giudizi sui libri.
Ecco facciamo proprio così: tutti in Siberia, i librai, e al loro posto il plotone di esecuzione, buono solo a fare clic.

andrea giannasi

P.S. non ho mai volutamente usato in questo pezzo il termine librerie indipendenti perchè trovo cacofonico il suono “librerie indipendenti”; anche perchè bisognerebbe ben definire prima cosa sono le “librerie dipendenti” e dipendenti da cosa. E viceversa quelle indipendenti e indipendenti da cosa. E non mi parlate di marchi, franchising che son robe che con i libri c’entrano, ma solo dal punto di vista commerciale (denari cash). Io parlo di “pensiero”, di idee. Ecco lo trovo cacofonico ovvero sgradevole all’udito l’associare le parole librerie e indipendenti. Come se ci fossero libri, idee, pensieri e parole indipendenti. Indipendenti da cosa, mi chiedo.

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