E non sarebbe mica male vivere con la vertigine

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luglio 8, 2009 di Prospektiva: laboratorio letterario tra festival e premi, tra inviti alla lettura e sentieri narrativi.

E non sarebbe mica male vivere con la vertigine
di Andrea Giannasi

A volte penso che non sarebbe mica male vivere con una vertigine continua, presente nei momenti più lucidi della giornata per poi farti cadere, sbandare e accasciare.
Non sarebbe male vivere stordito di vertigine, inebriato, ubriaco di vuoti, di salti, di scatti di mani che si tendono all’appiglio e alla via così.
Una vertigine però amica, benigna, che se proprio ti deve far cadere ti accascia su un prato verde, su un materasso blu, e non ti fa cadere dalla scala, dalla barca nel mare che se poi cadi rischi di finire sempre più giù nel nero più profondo, dove poi non capisci più se quella che hai è una vertigine.
E non è bello perdere una cosa che ti ha accompagnato per tanti anni e improvvisamente cadi dalla barca e finisci nel nero più profondo del mare e lì ci perdi la vertigine.
Sai poi che lavoro di batiscafi e sommozzatori con gli scafandri sarebbe, dover andare a ripescarla, la vertigine. E poi come la riconosci se è la tua. Mica sono tutte uguali le vertigini. Ci sono di quelle piccole tascabili e di quelle grandi da macchina e quando vai in villeggiatura la leghi sul tetto con la bicicletta.
Le vertigini poi possono essere blu, rosse, ma anche a più colori o come la maglia di quelli che salgono per primi sulle montagne in bicicletta in Francia. Quelle con le palle rosse.

Quando perdi la vertigine l’unica cosa che puoi fare è andare dai vigili urbani e chiedergli se l’hanno rimossa loro perché magari l’avevi parcheggiata davanti ad un passo carrabile. E questa è la vertigine mobile. Quella che si sposta anche da sola con il vento, ma la devi tenere al guinzaglio soprattutto al mare d’inverno perché se vola via finisce che si ammacca cadendo sul mare di conchiglie rotte.
Ecco non sarebbe male alla sera levarsi dalla bocca la vertigine e inzupparla nel bicchiere con la pasticca effervescente fino al mattino, così almeno lei d’estate non suda e anche se è in città è come se fosse al mare.
Forse per questo la vertigine è anche allegramente leggera, condita con un pizzico di sale un filo d’olio e un non so ché di aceto balsamico nero, come il mare che se ci cadi dentro rischi che non la trovi più, la vertigine.
La vertigine la puoi anche nascondere e non c’è posto migliore che tra i libri, le coste, ma meglio le pagine.
Lì ce la ficchi e lei poi, forse, ci dorme anche perché con tutto quel movimento pure la vertigine un momento di riposo deve pur averlo. Mica è roba da scherzare fare la vertigine tutto il giorno senza sosta.
Ecco, a volte penso che non sarebbe mica male vivere con una vertigine continua.
Non sarebbe male.

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